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DESIGN

 - STUDI DI FORMA
Sono nato in un vicolo dove i ritmi della vita erano scanditi dalla semplicità di gesti ripetitivi e consueti come il passare della lattaia alla stessa ora, come il ritorno di mio padre dalla campagna a sera. Una vita fatta di poche cose ma tutte vere. Ho vissuto la mia infanzia tra passato e futuro,credo che possano essere definiti in questo modo gli anni Sessanta dove il fermento per il nuovo che avrebbe trovato un decennio più tardi la sua consacrazione in quella esplosione di forme e colori, viveva la sua ponderata consapevolezza. Gli anni Settanta sono quindi arrivati nella mia vita attraverso le mode fugaci di un periodo che rinasceva ogni volta seppellendo se stesso. Moda era tutto quello che attraversava la quotidianità. Erano spesso oggetti, abiti che esplodevano dentro il desiderio collettivo di entrarne in possesso. Da bambino adolescente assistevo e venivo spesso investito da questo vortice che era un continuo e reiterato inno alla vita. Di quegli anni ricordo la velocità, perché ogni cosa era fatta per essere superata il giorno dopo. Gli stessi colori accesi utilizzati per qualsiasi cosa, si portavano dentro l’idea di esplosione e declino. Crescere all’interno di queste continue mutazioni significa in primo luogo crescere di pari passo con l’invenzione. Se la società è immersa nell’incessante produzione di oggetti, da adolescente ti senti parte della società e quindi, a modo tuo partecipi al gioco. A distanza di molti anni aprire questa finestra sul passato è cercarci dentro le ragioni che ti hanno spinto a percorrere la tua strada. Quel partecipare al gioco per me è stato inventare quotidianamente il modo per trascorrere la giornata costruendo l’effimero, magari con una barca di canna che facevo correre in lungo e largo nella fontana vicino casa per tutto il giorno, salvo poi cercare per il giorno dopo un altro motivo di divertimento.

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Non era solo costruire il gioco, direi piuttosto che si trattava di mettere mano all’esperienza, era più importante l’invenzione del gioco fine a se stesso. I primi anni di vita si fanno largo nella mente di un bambino con la forza e la potenza di una esplosione. Se è vero che si tende ad imitare, è altrettanto vero che questo punto d’inizio si rigenera nella capacità che abbiamo di rinnovarlo. I tempi di sedimentazione sono spesso molto lunghi ma questo dipende sempre dall’uso che vogliamo fare del nostro passato. Da creativo non posso non imputare agli anni in cui sono cresciuto questa voglia di superare costantemente le mie forme. In qualche modo da adulto, alla soglia dei Cinquanta, sto continuando quel gioco fatto di canne ed elastici colorati. Non potevo diventare architetto perché non è nella mia natura delegare una forma. Mi sarei sentito privato di quel fare concreto che è tanta parte della mia vita. Un disegno non è mai l’oggetto, è una proiezione, appunto un pro- getto.

lavori degli anni Novanta

lavori degli anni Novanta - STUDI DI FORMA
Quando costruivo i giochi , l’intenzione  era suggerita dai materiali presenti e da quelli che potevo reperire in breve tempo. Si trattava quindi di manipolarli cercando in essi le potenzialità costruttive. A distanza di molti anni mi rendo conto che quello che avrebbe dovuto essere un mezzo, era il fine. Costruire lo strumento del divertimento significava apprendere di volta in volta modalità costruttive nuove e riutilizzabili. Senza rendermene conto stavo affinando il metodo che mi avrebbe portato ad allargare la biblioteca del mio fare. Le barche di canna, da semplici e funzionali, stavano diventando raffinate ed eleganti. Questo poteva significare soltanto che gli apprezzabili risultati si ottengono non tanto grazie all’ispirazione ma probabilmente sono il frutto del costante impegno. Una lezione di vita di altri tempi che credo di aver accolto con umiltà fin da allora. Il percorso che conduce all’oggetto estetico di qualità è lungo e spesso pieno di insidie. Nel conoscere quello che si sta facendo in qualche modo si conosce se stessi. Il tutto diventa quindi un condensato di idea e manipolazione dove le incertezze finiscono col contare più delle certezze, in quanto suscettibili di continue modifiche. I primi oggetti sono stati di gesso ed hanno rappresentato quella fase in cui l’arte del mettere e quella del togliere sono la stessa cosa. Specie quando si hanno a disposizione strumenti di lavoro rappresentati dai coltelli della cucina, il gesso diventa oltre che un materiale il luogo dove far confluire idee.

esempio di costruzione di un tavolo

esempio di costruzione di un tavolo - STUDI DI FORMA

esempio di costruzione di un tavolo

esempio di costruzione di un tavolo - STUDI DI FORMA