Far diventare materia un pensiero è la naturale aspirazione dello scultore. Il nemico sempre in agguato è la fretta o magari l’eccessiva semplificazione dell’idea che chiede di essere realizzata per come si è presentata alla mente dell’artista. Lo scultore, a differenza dell’architetto non ha davanti a sé solo il problema di rendere al meglio un progetto ma anche il problema tecnico di come realizzarlo. Queste due strade parallele hanno segmenti di congiunzione che devono costantemente dialogare se non si vuole essere dei bravi progettisti o degli ottimi esecutori. Da sempre questo equilibrio costituisce il luogo di residenza dello scultore. Un luogo dal quale non ci si può distaccare. Mio padre diceva che è un po’ coltivare contemporaneamente due filari della vigna. Questa è la ragione perché si è scultori tardi, sebbene fin da giovani si persegua questo intento.









