Attimi di Vento a Favore
Il titolo di una mostra è sempre quel ipotetico cerchio dove dentro ci finiscono le intenzioni divenute forma per mano dell’artista. Questa opera che non si vede è il luogo mentale che accoglie il girovagare delle idee che prima di manifestarsi attraverso la materia, sostano negli ampi spazi della memoria. Gli Attimi di Vento a favore simboleggiano il transito all’interno delle metamorfosi possibili, è un viaggio in concordanza di fase che ha come scopo la trasformazione di un’energia in solido approdo alla forma. L’artista immettendosi nel flusso che conduce all’opera non partecipa dettando regole, concorre alla definizione di un’idea disponendo il proprio mestiere sulla via del tragitto. Il senso del sentirsi operai delle proprie idee è dato da quest’assenza di opposizione che si fa capacità d’ascolto. Non può che essere l’armonia a guidare questa carovana di intenzioni, perché questi singhiozzi di vento, una volta giunti sulle mani dello scultore, hanno la fragilità di un sorriso e da soli non possono procedere oltre. Diventa complicato guardare indietro e anche quello spingersi in avanti non può essere calpestare gli indizi che le idee disseminano lungo la strada. Si chiama fiducia quel procedere passo dopo passo. Gli Attimi di Vento a Favore non hanno orari e quando ti arrivano addosso hanno già deciso per te che è il momento di seguirli, che sia notte o l’ora di pranzo, che sia il momento giusto o quello sbagliato. Il loro tempo è quello delle idea e nessun altro tempo può essere quello buono. Questo cerchio di cui il perimetro può essere seguito solo dalla mente si compone di attimi. Ogni opera è contenuta in questo percorso che dall’idea conduce alla materia. Ogni opera ha vita propria perché nessuno di questi momenti si somiglia se non nelle intenzioni di condurre l’artista dalle parti di se stesso. Questo viaggio che tocca mondi sconosciuti non supera in realtà la larghezza di uno spillo. L’opera non è il pensare a qualcosa, è farsi respirare da un attimo che già contiene in se la metamorfosi di un desiderio. E’ da spettatori di se stessi che senza far domande ci si accompagna dentro il nuovo oggetto da immettere nel mondo. L’idea, da fragile che era, raggiunge la consistenza della materia quando, a qualunque ora del giorno o della notte, la mano dello scultore non ha più impronte da distribuire. Da quel momento in poi l’opera ha un proprio respiro e non può più appartenere a nessuno se non a se stessa.
L'arte si assume spesso, attraverso l'immaginazione, il compito di superare il confine precario tra natura e cultura. In questa chiave interpretativa, Fiorenzo Mascagna utilizza i suoi materiali, componendo una tavolozza scultorea dove i legni di abete e di castagno si fondono con le pietre, in un'armonia delle forme.
In tale prospettiva, il cromatismo discreto delle pietre realizza una sintesi di colore con le strutture complesse del legno e con l'artificio suggestivo delle vernici. Il quadro plastico delle forme che ne risulta realizza un racconto in cui la purezza geometrica delle strutture dà luogo a delle immagini figurative costruite dalla spontaneità immaginativa del fruitore. La scultura dell'artista interpreta il mondo in modo da modellarlo al proprio ambiente.
Le sue opere, poste al confine tra il figurativo e l'astratto, rappresentano, nella purezza regolare delle loro forme, oggetti che arredano e ornano nel contempo l'ambiente in cui si collocano. Così, lo spazio sociale della città e quello privato della casa vengono ad animarsi attraverso composizioni che fondono l'arte con l'artigianato, l'immaginazione con la tecnica. In quest'ottica, Mascagna riesce ad aprire la tradizione mitica e poetica del suo territorio ad un futuro in cui le soluzioni evocano la presenza dell'uomo che crea e trasforma, con la sua opera, la natura.
La mostra sviluppa un itinerario narrativo sottolineato, in modo particolarmente efficace, dal titolo che evoca il significato profondo sotto il quale vengono unificate le opere. Con l'espressione 'Mondi svegliati di notte', emergono significati nascosti che appaiono e scompaiono, si svelano e si nascondono. Le pietre, incastonate in un mosaico di colori e di forme, indicano il treno dei racconti dove i paesaggi e gli episodi si strutturano secondo il colore in un'opposizione dialettica tra la serenità della pietra e la brillante vivacità delle vernici acriliche e metallizzate. In questa atmosfera, che costituisce lo sfondo delle composizioni, si ritaglia, nel significato delle forme, il nome delle cose. Il linguaggio espressivo trova gli espedienti tecnici nell'invenzione di legami inconsueti nei quali, oltre alla sintesi tra l'effetto cromatico naturale della pietra e quello artificiale del legno tagliato e incollato, frequentemente ricoperto di vernice, l'artista crea un legame tra i materiali, cucendo con fili metallici la pietra.
I significati delle sue composizioni percorrono due itinerari: uno emotivo e romantico come, ad esempio, nell'estasi, il bacio, il ritratto all'amore e la grande madre, evoca i sentimenti e valorizza la fantasia; l'altro, di natura tecnologica, trova nell'armonia delle fontane, nella costruzione del sapere e nella stilizzazione di tutte le composizioni narrative, l'espressione delle forme che, con la loro regolarità e movimento, danno forza all'incessante creatività della vita.
Aurelio Rizzacasa